Studio Legale Ollari
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Notizia 30/06/2020

Il tecnico del proprietario non può ricorrere se il Comune non approva il suo progetto





Pubblicato il 30/06/2020
N. 00132/2020 REG.PROV.COLL.
N. 00239/2016 REG.RIC.

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Emilia Romagna
sezione staccata di Parma (Sezione Prima)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 239 del 2016, proposto da
Monica Pedretti, rappresentata e difesa dagli Avvocati Maurizio Palladini ed Enrico Prost, con domicilio eletto presso il primo, in Parma, via Alceste De Ambris n.4/A;
contro
Comune di Felino, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall'Avvocato Roberto Ollari, con domicilio eletto presso il suo studio, in Parma, borgo Zaccagni n. 1;
Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato, presso la quale è ex lege domiciliato, in Bologna, via A. Testoni, 6;
per l'annullamento
della comunicazione datata 29 gennaio 2016 mediante la quale veniva applicata la sanzione paesaggistica ex art.167 d.lgs. n.42/2004 a seguito di presentazione di accertamento di conformità ex art. 17 della L.R. n. 23/2004 n. 9294 dell’8 agosto 2015;
della determinazione n. 374/G e 20/S datata 20 luglio 2007;


Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio del Comune di Felino e del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 24 giugno 2020 il dott. Marco Poppi;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.


FATTO e DIRITTO
Il Comune di Felino (di seguito Comune), accertata a seguito di controlli a campione ex art. 23, comma 9, della L.R. n. 15/2003, la difformità dell’intervento edilizio riferito all’immobile ad uso abitativo di proprietà dei Signori Ghiozzi Silvia e Ghidozzi Simone, con permesso di costruire n. 38/2010 e SCIA n. 2371 del 20 marzo 2012, con nota del 23 maggio 2015, indirizzata a i proprietari dell’immobile e, per conoscenza, al Tecnico da questi incaricato, richiedeva la presentazione di un’istanza di rilascio del permesso di costruire in sanatoria, nonché, dell’istanza di compatibilità paesaggistica ex art. 167 del D. Lgs. n. 42/2004.
La ricorrente, nella qualità di tecnico incaricato, in data 8 agosto 2015, presentava la richiesta di sanatoria riferita agli interventi realizzati in difformità rispetto ai titoli edilizi precedentemente rilasciati, nonché, di accertamento di compatibilità ex art. 181, comma 1 quater del D. Lgs. n. 42/2004.
A quest’ultima richiesta venivano allegate una perizia extragiudiziaria ed una “relazione per la valutazione dell’indennità risarcitoria del danno ambientale”, entrambe redatte dalla Ricorrente.
Il Comune, acquisito il parere favorevole della Soprintendenza, accertava la compatibilità paesaggistica dell’intervento e, con relazione istruttoria del 29 gennaio 2016, aderendo allo schema di calcolo prospettato dalla stessa Ricorrente, fissava l’importo della sanzione pecuniaria ex art. 167 del D. Lgs. n. 42/2004 nella misura di € 6.666,66 richiamando la determinazione n. 374/G del 20 luglio 2007 (provvedimento che fissava l’importo base della sanzione, che veniva impugnato quale atto presupposto).
La Ricorrente impugnava i provvedimenti in epigrafe specificati, in un primo tempo, con ricorso straordinario al Presidente della Repubblica e, a seguito di atto di opposizione del Comune ex art. 10, comma 1, del d.P.R. n. 1199/1971, si costituiva in giudizio innanzi alla Sezione con atto depositato il 12 settembre 2016.
Il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e il Comune si costituivano formalmente in giudizio con atti depositati, rispettivamente, il 23 e 27 settembre 2016.
Il Comune, con memora depositata il 21 maggio 2020 eccepiva il difetto di legittimazione e di interesse della Ricorrente in quanto non destinataria dei provvedimenti impugnati ma controinteressata rispetto ai medesimi, nonché, l’infondatezza nel merito delle avverse censure.
La Ricorrente replicava con memoria del 2 giugno 2020, affermando il proprio interesse alla decisione.
Con note di udienza del 19 giugno 2020, il Comune ribadiva le proprie eccezioni preliminari e di merito chiedendo che la causa fosse trattenuta in decisione sugli scritti.
All’esito dell’udienza del 24 giugno 2010, celebrata con le modalità di cui all’art. 84, comma 6, del D.L. n. 18/2020, la causa veniva decisa.
La Ricorrente impugna l’atto del 29 gennaio 2016 con il quale il Comune, in applicazione dei criteri di cui alla determinazione n. 374/G del 20 luglio 2007, definiva l’importo della sanzione pecuniaria applicata previo accertamento della intervenuta realizzazione di opere in zona sottoposta a vincolo paesaggistico in assenza/difformità della prescritta autorizzazione paesaggistica.
Preliminarmente si rileva che la Ricorrente fonda la propria legittimazione a ricorrere sul duplice presupposto di essere destinataria del provvedimento impugnato e “anche per tutelarsi avverso addebiti di responsabilità professionale” (pag. 3 del ricorso).
Il Comune eccepisce in via pregiudiziale il difetto di legittimazione della Ricorrente in quanto non destinataria del provvedimento impugnato (se non per conoscenza) con il quale veniva stabilita la sanzione a carico del trasgressore (ai sensi rt. 167, comma 5, del D. Lgs. n. 42/2004) che, nella fattispecie, non potrebbe che indentificarsi nel proprietario dell’immobile.
Il Comune eccepisce ulteriormente l’inammissibilità del ricorso per difetto di interesse atteso che la Ricorrente (che semmai potrebbe rivestire la qualità di “controinteressato rispetto la provvedimento impugnato” – pag. 7 della memoria del Comune) non patisce alcun pregiudizio della propria sfera giuridica per effetto deli provvedimenti impugnati destinati ad incidere unicamente nella sfera dei proprietari tenuti al pagamento della sanzione.
L’eccezione è fondata.
In primis si rileva che la Ricorrente non è destinataria della sanzione impugnata che perveniva alla stessa unicamente per conoscenza.
Ciò premesso, non può che richiamarsi la pacifica posizione della giurisprudenza che non riconosce la sussistenza di un interesse all’impugnazione di provvedimenti adottati in materia edilizia in capo ai tecnici incaricati dalla proprietà.
E’ stato infatti, affermato come “non sussiste un interesse, neppure morale, del professionista a impugnare il diniego della concessione edilizia richiesta da un terzo sulla base del progetto da esso professionista redatto, e questo perché il diniego dispone sullo jus aedificandi, e non sull'esercizio della professione del progettista, né sulle sue qualità e prestigio, che non possono reputarsi chiamate in causa da rilievi operati dall'amministrazione in funzione del corretto uso del territorio (fra le altre, cfr. Cons. Stato, sez. IV, 17 settembre 2012, n. 4924; id., sez. IV, 18 aprile 2012, n. 2275; id., sez. V, 5 marzo 2001, n. 1250). A maggior ragione, l'assunto vale laddove il diniego riguardi non un'opera da realizzare, ma un'opera già realizzata e da sanare, venendo in gioco i medesimi principi. L'istanza di sanatoria non è riferibile al professionista che abbia sottoscritto, in veste di tecnico della proprietà, i relativi elaborati e le necessarie asseverazioni: costui non è pertanto legittimato, né ha interesse, a dolersi dell'eventuale diniego, essendo al più titolare di un interesse di fatto all'accoglimento dell'istanza da lui elaborata (così T.A.R. Toscana, sez. III, 8 maggio 2019, n. 679)” (TAR Toscana, Sez. III, 16 dicembre 2009, n. 1709).
Il suesposto principio trova applicazione anche al caso di specie, atteso che la sanzione prevista in conseguenza di interventi addebitabili alla proprietà, come ripetutamente affermato, è priva di incidenza nella sfera giuridica del Professionista incaricato che, in relazione all’accoglimento dell’istanza di sanatoria (e a maggior ragione alla quantificazione della relativa sanzione), non vanta alcun interesse, se non di mero fatto.
Il ricorso deve, pertanto, essere dichiarato inammissibile per difetto di legittimazione della Ricorrente.
La specificità della fattispecie oggetto del giudizio, determina la compensazione delle spese di lite fra le parti.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per l'Emilia Romagna, Sezione staccata di Parma, definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo dichiara inammissibile nei sensi di cui in motivazione.
Spese compensate
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'Autorità amministrativa.
Così deciso nella camera di consiglio del giorno 24 giugno 202, tenutasi mediante collegamento in videoconferenza, secondo quanto disposto dall’art. 84, comma 6, del D.L. 17 marzo 2020, n. 18, con l'intervento dei magistrati:
Germana Panzironi, Presidente
Marco Poppi, Consigliere, Estensore
Massimo Baraldi, Referendario


L'ESTENSORE IL PRESIDENTE
Marco Poppi Germana Panzironi





IL SEGRETARIO




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